Pannelli solari in comunità energetiche

Contro la povertà energetica, nasce la Rete delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali 

Partire da contesti con forti criticità, sia ambientali che socioeconomiche e dalle aree a forte disagio insediativo, per costruire processi di partecipazione e innovazione sociale capaci di innescare un profondo cambiamento dei territori nell’ottica di una maggior giustizia ambientale e sociale: nasce la Rete delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (C.E.R.S.), promossa da Legambiente, la Comunità Energetica e Solidale di Napoli Est e il Comune di Ferla.

Il manifesto, presentato il 16 dicembre con un evento online e sottoscritto da 16 firmatari, si ispira proprio a questi esempi di successo. L’obiettivo è la creazione di un’alleanza dal basso per la lotta alla povertà energetica grazie alle rinnovabili, rendendo da un lato le comunità protagoniste della giusta transizione ecologica e del rilancio del sistema energetico italiano, dall’altro promuovendo la nascita di processi di economia civile in grado di aiutare le comunità a ridurre le disuguaglianze e aprire virtuosi processi economici, civili e sostenibili.

Quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali è un modello energetico diffuso, basato su autoproduzione e autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, elettriche e termiche, che si integra con i più grandi impianti a tecnologie pulite, in grado di contribuire alla lotta contro l’emergenza climatica e allo stesso tempo di ridurre il peso geopolitico delle fonti fossili. Secondo lo studio Elemens – Legambiente ammonta a 17 GW la potenza installabile al 2030, pari a circa il 30% degli obiettivi di decarbonizzazione del settore energetico fissati dall’attuale del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). Un sistema che, anche grazie alle novità introdotte dal decreto FER II, può arrivare a creare oltre 19.000 posti di lavoro nel solo settore impiantistico, generando un valore aggiunto contabile di 2,2 miliardi di euro lungo l’intera filiera delle rinnovabili, e un risparmio nelle emissioni di CO2 stimato in 47,1 milioni di tonnellate, sempre al 2030.

Numeri importanti anche sul fronte della lotta alla povertà energetica, fenomeno che – secondo l’ultimo rapporto Istat – è cresciuto nel nostro Paese dell’1,7% tra il 2019 e il 2020, aggravato dalla pandemia.  Infatti, lo sviluppo delle comunità energetiche può portare ad un risparmio in bolletta fino al 25% per le utenze domestiche e condominiali e fino al 20% della spesa energetica di piccole e medie imprese, scuole, distretti artigiani e altri settori. Un contributo fondamentale per le oltre due milioni di famiglie in situazione di povertà energetica che faticano ad assicurarsi continuità, costrette a rinunciare a servizi energetici come il riscaldamento o che sono obbligate ad utilizzare tecnologie vecchie e pericolose, causa spesso di incidenti anche mortali. Uno strumento da sviluppare nelle grandi città, così come nei piccoli comuni, nelle aree interne e montane.

Alcuni esempi di successo

Molte le esperienze che hanno ispirato la nascita della  C.E.R.S, dai promotori dell’iniziativa fino agli aderenti al manifesto: lavori sperimentali che hanno fatto luce sulle potenzialità di questo strumento, unendo giustizia ambientale e sociale e facendo dell’innovazione sociale un mezzo per risolvere criticità e creare processi di inclusione. Tra questi Comunità Energetica e Solidale di Napoli Est – promossa da Legambiente Campania insieme alla Fondazione Famiglia di Maria e realizzata grazie al finanziamento di Fondazione con il Sud – costituita da quaranta famiglie che, grazie alla realizzazione di un impianto fotovoltaico produrranno insieme energia, dividendo il ricavato come supporto concreto alla povertà energetica in uno dei quartieri più complessi di Napoli, San Giovanni a Teduccio.

Altro esempio è quello del piccolo Comune di Ferla, borgo di 2.300 abitanti in provincia di Siracusa, dov’è nata “Common Light – mettiamo insieme le nostre energie”: prima comunità energetica rinnovabile e solidale in Sicilia, aperta sia ai cittadini che alle piccole e medie imprese del territorio, oggi alimentata da un impianto fotovoltaico di 20 kW.

Un percorso che, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli contesti, è replicabile in altri territori italiani con formule specifiche, in base alla possibilità di utilizzo dei tetti di scuole, parrocchie, beni confiscati, uffici pubblici, parcheggi, coinvolgendo le scuole e le università come comunità educante alla transizione energetica, giusta e solidale.

Ecco i primi firmatari del Manifesto 

AESS – Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile; Anci Campania; Coldiretti Campania; Comune di Apice; Comune di Biccari; Comune di Campi Bisenzio; Comune di Foiano Val Fortore; Comune di Piaggine; Comune di Serrenti; Comune di Tito; Comunità Energetica Noi Techpark; Comunità Energetica del Pinerolese; Cooperativa Madre terra Energia e Sostenibilità; Federparchi; Fondazione con il Sud; Fondazione Symbola; Forum Disuguaglianze Diversità; GECO – Green Energy COmmunity; Kyoto Club; Libera; Link; Regalgrid Europe s.r.l.; Rete della Conoscenza; Rete di Economia Civile “Sale della Terra”;  Stop Biocidio; UDS; Uncem.

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