‘I love my radio’: le radio italiane danno esempio di unità

Una maratona di coesione lunga (almeno) fino all’autunno.
In risposta alla crisi causata nel Paese dall’emergenza Covid, gli editori radiofonici danno un esempio di sinergia possibile anche, e soprattutto, in un momento come questo.
L’iniziativa è il format ‘I love my Radio’, che, celebrando i 45 anni del sistema radiofonico, vuole rimettere al centro dell’attenzione la forza del mezzo e la sua relazione unica con gli ascoltatori.

Significativo del messaggio di sistema l’elenco delle emittenti: RTL 102.5, RDS 100% Grandi Successi, Radio Deejay, Radio Italia solomusicaitaliana, Radio 105, Radio Kiss Kiss, Virgin Radio, Rai Radio 2, Radio 24, R101, Radio Subasio, m2o, Radio Capital, Radio Monte Carlo, Radiofreccia, Radio Norba e Radio Zeta.
45 canzoni, scelte dai direttori artistici delle emittenti coinvolte tra i successi di questi quasi cinque decenni, saranno on air a cadenza settimanale sulle radio coinvolte e sull’app Radio Player, l’aggregatore lanciato lo scorso aprile. In questa compilation virtuale, una platea di 45 milioni di ascoltatori potrà scegliere la propria canzone preferita, votando online a partire dal 18 maggio e fino al 31 luglio su ilovemyradio.it, a cui si accederà anche direttamente da tutti i siti delle radio unite.

A presentare l’iniziativa, nell’auditorium di Radio Italia in modalità distanziamento sociale, tra presenti e collegamenti zoom, alcuni degli editori protagonisti del progetto. A condurli Gerri Scotti, con un esordio che non lascia dubbi sul suo affetto per il mezzo: “Tutto quello che so fare nel mio lavoro – riconosce – l’ho imparato dalla radio”, per questo forse è ancora più emozionante vedere gli editori “fare qualcosa di positivo, in contraddizione con quello che è il momento”.

Un passo indietro di ciascuno per un salto in avanti di tutti

“Il mondo delle radio è sempre stato molto campanilistico, quasi al limite del litigioso, geloso dei propri spazi – ricorda Linus (Gruppo Gedi) -. A volte momenti di difficoltà come questo sono anche l’opportunità per andare oltre certe divisioni ed è questo che al di là di ogni retorica è successo in questi giorni”.
Un’iniziativa nata in poco meno di 20 giorni, tra incontri virtuali all’ora dell’aperitivo, un’esperienza “unica” racconta Mario Volanti (Radio Italia) e aggiunge “mi ha fatto scoprire che per realizzare un progetto così si deve fare un passo indietro e il grosso risultato è stato che, definita una serie di aspetti importanti, tutti abbiamo fatto un passo indietro per il bene di quello che per noi è lavoro, vita, passione, cioè la radio”. Esprime la forza dei numeri, l’intervento di Virgilio Suraci (RTL 102.5) “una manifestazione come questa non ha precedenti, tutte le radio metteranno a disposizione 13 mila spazi; come ci dicono i dati di GFK Eurisko raggiungeremo l’88% della popolazione nella fascia 14/44 anni, sviluppando quasi 10 mila GRP”.

I Love my Radio, che ha anche “obiettivi di solidità e compattezza” della radiofonia, spiega Paolo Salvaderi (Radio Mediaset) “si basa sull’adesione di tre componenti del nostro comparto:  gli editori, la musica con gli artisti che si sono prestati a darci una mano, e le major che hanno contribuito a rendere questo evento possibile”, un fatto e insieme un auspicio. Senza dimenticare, ricorda Marco Montefusco (Rds) “tutti gli ascoltatori, che saranno centrali nel progetto. Una grande sintesi di unione”.

La radio chiama, gli artisti rispondono

Altrettanto eccezionale è la parte di I love my Radio che vede coinvolti 10 grandi artisti (destinati a crescere di numero), che faranno rivivere in una versione inedita altrettanti brani tra i 45 scelti dalle radio. Tra loro in collegamento per la serata a testimoniare il proprio impegno per il mezzo e nel progetto ci sono Elisa, Biagio Antonacci e Tiziano Ferro.
Testimone dello spirito di condivisione che sta dietro al progetto è Elisa, tra i primi artisti in Italia a comprendere l’importanza del featuring e che in questa occasione canterà Mare Mare di Luca Carboni, “attraverso collaborazioni disparate – dice in collegamento dal suo studio di registrazione – si ha la possibilità di ampliare l’orizzonte”. Questa situazione “dà anche la motivazione di creare esperimenti tra noi artisti – racconta Biagio Antonacci dal salotto di casa, stringendo la radio Marelli lasciatagli dal nonno -. Ci avete dato una possibilità, avete mosso qualcosa di diverso, evviva le cose diverse soprattutto in un momento difficile”. In collegamento, da Los Angeles, c’è anche Tiziano Ferro, “strafelice” di esserci: “Ho iniziato in radio a 13 anni è stata la mia palestra in tempi in cui chi ci lavorava faceva tutto, figurati se quando le radio chiamano non rispondono”, tutto il Paese è in crisi, “è importante dirlo, la musica ha aiutato tantissimo tanti altri settori, è giusto stare vicino a chi ci è stato vicino”. In coppia con Massimo Ranieri (ri)canterà Perdere l’amore.

Con loro, in attesa di scoprire nuove adesioni, ci saranno Giorgia, J-Ax, Jovanotti, Marco Mengoni, Gianna Nannini, Negramaro e Eros Ramazzotti.

Tutti insieme, a ottobre, animeranno un grande evento trasmesso in simulcast, che siglerà la chiusura del progetto: uno speciale concerto in diretta multipiattaforma in radio, tv e streaming sui canali social di tutte le emittenti. Cantiere aperto inoltre con le Major anche per fare una compilation; mentre si pensa alla possibile declinazione benefica dell’atto conclusivo di I love my Radio.

Una opportunità e una sfida

“Il linguaggio della musica è universale”, spiega da Napoli Lucia Niespolo (Radio Kiss Kiss), “mi auguro che questa iniziativa renda alla radio il ruolo che merita nella musica, nella cultura e nella nostra società”.
Usa la metafora calcistica Marco Montrone (Radio Norba): “La radio non ha mai sbagliato un rigore, in qualunque stadio abbia giocato con qualunque condizione atmosferica. L’ha fatto anche stavolta con velocità, intraprendenza e ha saputo dimostrare di andare al passo anzi di cavalcare i tempi è mutata”. Con resilienza, come avverrà anche per uno degli assett delle emittenti sia in termini di pubblico sia commerciali, i tour estivi in giro per l’Italia: “Per quanto ci riguarda – spiega lo stesso Montrone – non abbiamo abbandonato l’idea di dare continuità al nostro progetto BattitiLive, abbiamo dovuto adattarlo alle circostanze, ma riteniamo che la musica abbia la forza per non fermarsi. In una situazione di questo tipo, si cercano soluzioni nuove che non sarebbero mai arrivate se non fossimo stati costretti a cercarle, allora viviamo anche questo come una opportunità e una sfida”.
Quello che conta in questo momento è “mettere in evidenza nuovamente la compattezza delle radio come segnale in generale alla economia e alla cultura italiana – aggiunge Salvaderi commentando anche il tema degli investimenti pubblicitari -. Abbiamo avuto un rallentamento ad aprile, apice di difficoltà per tutti i comparti media, ma non stiamo facendo questa operazione per attrarre l’attenzione degli operatori, abbiamo dimostrato con i dati delle ricerche la tenuta del consumo nel lockdown e stiamo già vedendo con la fase due una ripresa importante. I clienti in questo momento ci stanno chiedendo partecipazione e vicinanza alle loro esigenze per fare ripartire le loro imprese che sono il nostro motore e come comparto ci siamo sempre dimostrati disponibili a esserci”. Così come si è dimostrata fondamentale nell’informare e nell’intrattenere il pubblico nella fase del lockdown, nella fase 2 la radio sarà leva di promozione dei partner commerciali, “con un mood diverso rispetto al passato – è opinione di Montrone -, con una comunicazione in linea con lo stato d’animo e il mutamento in atto”.

“Non si litiga quando si è sulla stessa barca e butta tempesta”

Se in questi ultimi due mesi le news sulla gestione emergenziale hanno “parzialmente oscurato il mezzo”, come se la musica fosse qualcosa di non importante, i dati di ascolto per Sebastiano Barisoni (Radio24), dimostrano come aumenti l’attaccamento alla radio, da qui l’importanza anche per l’emittente di Confindustria di partecipare a un progetto che mette al centro proprio il mezzo. Ed è il Barisoni giornalista che illumina un altro aspetto di questo atto di coesione del mondo radiofonico: “State facendo qualcosa di più importante di quanto forse non vi siate resi conto. Il tema delicatissimo in questi giorni è il tema dell’unità nazionale, che vuole dire che quando c’è una guerra cessano le distinzione, si fa tutti lo stesso lavoro, si tifa tutti nella stessa direzione. Non so se possa valere come paradigma, ma quello che le radio hanno fatto è dimostrare che vi può essere una unità nazionale che va al di là degli interessi dei singoli attori in gioco. Spero valga sia per la politica italiana, sia per quella europea, visto che di unità europea e nazionale ne abbiamo vista ancora poca. Magari farete da apripista, ce n’è bisogno, non è tempo di litigare quando si è nella stessa barca e fuori butta tempesta.
Un esempio e l’inizio di un percorso per le radio?
“Abbiamo già fatto inizitive, come ‘La radio per l’Italia’, durante il quale ci siamo sintonizzati con la messa in onda di 4 canzoni che rappresentano il Paese – interviene Roberto Sergio (Rai Radio) -, questo momento di unità lo abbiamo già vissuto, lo abbiamo oggi e abbiamo un tavolo comune in cui discutiamo insieme perché la radio è un unicum e noi vogliamo tutti insieme valorizzarla e farla crescere”.
Editori e artisti. “Tutti insieme siamo una potenza enorme a favore di tutta la categoria della musica – chiude Biagio Antonacci -. Il segnale della radio arriva molto forte perché è un segnale condiviso e unito e in questo momento le grandi vittorie si riscontrano in questo tipo di concetto”.