L’architetto è un visionario che progetta il presente immaginando il futuro

“La metamorfosi esemplifica la condizione fluida dell’essere (…)… Un bruco diventa una farfalla: la stessa vita si incarna in due corpi che non hanno nulla in comune (…) eppure sono lo stesso io, e sono intimamente legati l’uno all’altro come ciascuno di noi lo è al proprio di bambino. Questo rapporto non si limita al bruco e alla farfalla, ma si estende a tutti gli esseri viventi. Indipendentemente dalla specie e dal regno a cui appartengono, tutti i corpi viventi, presente, passato e futuro, sono la stessa vita che si trasmette da corpo a corpo, da specie a specie, da epoca ad epoca. La metamorfosi è il rapporto che unisce tutti gli esseri viventi al pianeta, di cui sono l’espressione: la vita è solo la farfalla di questo enorme bruco che è la nostra Terra”. Il filosofo Emanuele Coccia spiega così nel suo libro Metamorphoses che cosa intende quando si parla di metamorfosi: un concetto, questo, che egli tratta soprattutto in relazione al mondo animale e vegetale, ma che può essere assolutamente adottato anche in ambiti diversi. Uno di questi è l’architettura, mondo di per sé non vivente nel senso biologico, ma che di fatto conferisce vita agli spazi e interagisce con lo spazio e la natura. Ed è facendo proprio l’approccio filosofico di Coccia che lo Studio Professionale MVa, fondato da Marco Visconti e specializzato in architettura sostenibile per l’industria, da sempre affronta i progetti che sviluppa sia in Italia che all’estero, nella convinzione che la mission dell’architetto oggi sia quella di dare la risposta migliore subito, guardando però anche al domani e immaginando le possibili evoluzioni che l’edificio potrà subire.

Dello studio MVa abbiamo già avuto modo di parlare in due articoli, sottolineando l’importanza che hanno la sostenibilità e la flessibilità nel lavoro che realizza. Un approccio, questo, che si è meritato quest’anno il prestigioso premio di “Most Sustainable Large Scale Architectural Practice 2021 in Italy” della rivista internazionale di settore Build, che sceglie le strutture più meritevoli e che ha in quetot caso premiato la visione dello studio di Marco Visconti.

Che cos’è la metamorfosi in architettura? Che ruolo ha nella società moderna?

La metamorfosi è la chiave della sostenibilità moderna. Essere sostenibili significa capire l’esistente, i problemi e le necessità che muovono un progetto di architettura per inserirsi in modo molto coerente nel presente e cercando di capire le trasformazioni, lente o veloci, che possono avvenire in un futuro. Per questo, un architetto oggi deve essere un  visionario, deve cioè sapere dare la risposta migliore subito, ma che guardi anche al domani, consapevole che lavora non solo per se stesso, ma anche e soprattutto per gli altri. E che, attraverso le sue opere, crea cultura.

In realtà, però, basta guardarsi intorno in alcune città italiane per rendersi conto che nel passato, soprattutto negli anni del boom economico, l’architettura ha spesso ignorato l’ambiente circostante, costruendo i cosiddetti ‘ecomostri’ e, soprattutto, non tenuto conto delle possibili evoluzioni nel tempo degli edifici …

Assolutamente. Negli scorsi anni l’architetto si pensava una specie di guru che progettava seguendo le proprie sensazioni indipendentemente dai fattori a lui esterni. Il boom economico ha fatto dimenticare a molti la missione culturale dell’architetto, finendo per produrre ripetizioni di progetti facili da realizzare, a costi contenuti. Con questi presupposti non c’è da stupirsi se le nostre periferie sono venute fuori in un modo sbagliato. La cultura è stata dimenticata. Si pensava che alle persone importasse solo ‘stare in un luogo’, senza che esso ‘dicesse’ davvero qualcosa. Certamente in quegli anni ci sono stati anche progetti validi: basti pensare alle opere di Luigi Caccia Dominioni, Gio’ Ponti, Franco Albini , che hanno inventato l’architettura moderna attraverso l’uso di materiali e forme e la creazione di linguaggi di altissimo livello, riconosciuti in tutto il mondo. Ma in generale ha dominato in quegli la speculazione edilizia.
Questo tempo, però, fortunatamente è ormai passato: certo, la creatività e le sensazioni dell’architetto ci devono essere, ma in una logica naturale, che tenga conto del fatto che la stessa natura è metamorfosi e trasformazione. E questo vale sia per tutti i tipi di realizzazioni, da quelle più imponenti e visibili a quelle più piccole, destinate a vedersi di meno. Per tutte deve esserci a monte, uno studio di quello che c’è, per dare una risposta per il presente, immaginando cosa in futuro potrà avvenire di questo edificio.

Il Training Centre Iveco a Torino

Alla luce di tutto ciò, cosa significa essere sostenibili oggi in architettura?

Significa lavorare secondo il concetto omnicomprensivo di metamorfosi, all’interno di una cultura architettonica, nel rispetto della natura. Significa creare degli edifici funzionali che siano spazi per le persone e che parlino alle persone anche attraverso il dialogo fra interno ed esterno, con la natura che  entra nell’edificio e questo che, invece di avere bisogno di energia, la genera.
L’edificio non può essere un’entità rigida, ma deve essere dall’inizio flessibile e sapersi trasformare a seconda delle necessità: quindi sia ingrandirsi che ridurre, senza però mai demolire, che è invece contrario alla sostenibilità. Bisognerebbe sapere progettare in maniera così flessibile da potere nel futuro trasformare l’edificio senza troppi cambiamenti, sia che si tratti di edifici industriali, come già avviene, che invece nel caso di edifici universitari e culturali.

Il ristorante Ferrari a Maranello viene utilizzato oggi anche come centro per la somministrazione dei vaccini anti-Covid

Ci può fare alcuni esempi di progetti realizzati dal suo studio che rientrano in questa idea di architettura che segue la metamorfosi?

C’è la sala conferenze del Museo dell’auto a Torino, che abbiamo progettato 10 anni fa e che, come vuole la normativa, deve essere sottoposta a revisione dal punto di vista della sicurezza. A monte, però, era stata costruita in modo così flessibile, che bastano pochi interventi per renderla aggiornata con le nuove tecnologie e strumenti.

Molto eloquente è anche il Training Centre di Iveco, sempre a Torino: un edificio lineare ma in curva che delimita il lotto industriale, realizzato tutto in vetro, che può essere ‘continuato’ con l’aggiunta di costruzioni sulla linea, come un serpente che si allunga nello spazio, e all’interno può essere rivisto e rimodulato a seconda delle necessità.

Un altro esempio è il ristorante aziendale della Ferrari a Maranello che, anche se è difficile realizzarvi delle addizioni e propaggini, ha però all’interno degli spazi così generosi che può essere utilizzato per diversi scopi. Di recente, per esempio, funge da centro vaccinale per la cittadinanza e i dipendenti dell’azienda. “Un sistema aperto in cui, malgrado la sua funzione sia cambiata, l’architettura non ha abdicato al suo ruolo” lo ha definito in modo corretto la Rai in un servizio giornalistico. A sottolineare il fatto che lo spazio architettonico accoglie nuove funzioni in modo che l’architettura sia la vincitrice.

Il Palazzetto dello Sport a Vicenza deve essere riprogettato e aggiornato

Un ultimo edificio che ritengo interessante citare in questo contesto è la ristrutturazione del Palazzetto dello sport a Vicenza, che dovremmo iniziare entro quest’anno. Si tratta di una costruzione degli anni ’70 che funziona molto male dal punto di vista energetico. Il nostro progetto è partito ovviamente dal lavoro impiantistico, ma include anche un aggiornamento formale e funzionale, per conferirgli un nuovo aspetto, più gioioso, ottenuto interpretando l’architettura anni ’70 e integrandola con nuovi pareti colorate che si aprono come un fiore. Il tutto distruggendo il meno possibile, e fondendo in maniera armoniosa un nuovo stile con quello precedente.

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