Mario Volanti (Radio Italia), ‘ORA’ è il momento di essere unici

“Il valore delle persone è fondamentale”. Ad affermarlo è Mario Volanti, editore e presidente di Radio Italia, che in occasione di ORA, evento editoriale unico nel suo genere, ha riunito 45 artisti, ciascuno originale ed esclusivo nella propria proposta. “ORA coincide con l’ora di inizio, le 9 del mattino di sabato 27 giugno, e con lo svelamento del nuovo logo e di tutte le grafiche di Radio Italia – ha continuato il presidente dell’emittente -. Un lavoro che abbiamo iniziato oltre un anno fa e che abbiamo deciso di presentare con una maratona unica al mondo, in cui 45 cantanti hanno assunto il comando della radio per 60 minuti ciascuno e ne sono diventati conduttori”.
A dare il via all’iniziativa, andata in onda sabato 27 e domenica 28 giugno, in cui ciascun artista ha portato la propria idea, sperimentandosi come autore e conduttore all’interno del programma della propria ora, è stata Laura Pausini. 

Una novità nel panorama radiofonico nazionale e mondiale, coincisa con il rebranding dell’emittente, il cui nuovo logo è stato disegnato da Sergio Pappalettera e dallo studio Pro Design. Un restyling, come dichiarato da Alessandro Volanti, direttore marketing di Radio Italia frutto di “un lavoro lungo e delicatissimo, ma che siamo certi sia stato fatto nel momento giusto”. Positività, energia e vitalità: queste le caratteristiche del nuovo logo. “Abbiamo deciso di legarci a una gamma di colori – ha continuato Alessandro Volanti –  perché per noi la musica, elemento fondamentale della nostra proposta editoriale, non può essere rinchiusa in un colore solo”.

Una veste grafica rinnovata in tutte le sue declinazioni per un’azienda da sempre fedele alla sua filosofia, un segnale di cambiamento in un momento di riscoperta e ripartenza anche per il mezzo radiofonico, come si scopre nelle parole del fondatore dell’emittente. 

Offrire agli artisti uno spazio di 60 minuti in cui potersi raccontare a modo proprio punta sulla creatività dei musicisti italiani. Che cosa è per lei il talento, con cui negli anni ha spesso avuto a che fare?

In questi ultimi 38 anni ho incontrato tutti i talenti musicali italiani. Ogni artista è creativo a modo suo, molte volte quando conosciamo un nuovo cantante pecchiamo di pregiudizio, immaginando somigli a qualcuno di già conosciuto. Non è vero. L’artista è una persona, un’anima, un pensiero, una parola con una sua unicità e si esprime a modo proprio. Anche all’interno di questa ora all’interno di ORA ho capito dal palinsesto che gli artisti presentavano sia in termini musicali sia da alcune indicazioni di quello che avrebbero fatto che ciascuno di loro ha avuto un’originalità nell’applicazione del nuovo ruolo rivestito in questa iniziativa e non sempre quest’anima ha coinciso con la dimensione artistica. Ci sono ad esempio artisti giovani che hanno scelto brani di cantanti più maturi e musicisti con un’esperienza quarantennale che nella loro ora musicale hanno deciso di ospitare giovanissimi. La decisione di chi mettere all’interno della propria ora di condivisione e di espressione mi ha molto stupito. 

La musica come altri settori dell’arte e della cultura, sopratutto per quanto riguarda gli eventi live, ha subito un contraccolpo dall’emergenza Covid-19. Radio Italia ha dovuto annullare i due concerti di Milano e Palermo. Quali nuove strade può imboccare la musica dal vivo? 

Per usare una metafora potremmo dire che assomigliano alle autostrade di oggi. Ci sono strade dove si circola bene, alcune dove si cammina male perché ci sono lavori in corso e quindi dei rallentamenti, altre ancora che sono chiuse.

In questo momento l’autostrada della musica dal vivo è stata riaperta, ma è di difficilissima circolazione

Tutto dipende dal mettere in atto  misure di sicurezza che non sono semplici da applicare, è tutto molto complicato. I grandi tour sono stati rinviati al 2021 in attesa di capire che cosa è possibile fare. Il digitale è un surrogato, un modo per mantenere il contatto con il proprio pubblico ma ha poco a che fare con il live, che significa cantare partecipare sudare e stare stretti.

Come potrebbe muoversi un emittente come Radio Italia, magari dialogando con altri soggetti, a sostegno di musicisti non famosi che in questo momento stanno soffrendo la crisi?

Non è compito di Radio Italia quello di sostenere gli operatori del settore. In questo periodo di lockdown nessuno è andato in cassa integrazione, i dipendenti hanno lavorato al 90% in smart working, con stipendi e contributi pieni, con una flessione del mercato durante il periodo di lavoro da casa di circa l’80%. Il problema è che tutto ciò deve essere gestito non da soggetti come Radio Italia, televisioni, o giornali, è il Governo che deve fare qualcosa per attivarsi, perché è sua responsabilità guidare la popolazione. Occorre trovare il sistema per dare un sostegno a chi in questo momento sta patendo in maniera importante la crisi.  

La radio è un mezzo che ha saputo adattarsi e reinventarsi nel corso del tempo e che è stato protagonista in momenti storici difficili. Come sta lavorando la sua emittente in questi mesi? Quale lettura può dare degli ascolti e dell’interesse del pubblico?

Gli ascolti sono stati misurati globalmente da Eurisko con un’indagine sulla popolazione  finalizzata a comprendere la fruizione del mezzo durante il periodo di lockdown, sia in riferimento alle modalità sia ai device utilizzati. C’è stata sicuramente una flessione minima degli ascolti sopratutto durante i primi giorni di lockdown, al contempo si è registrato un ampliamento dell’uso dei device e un allungamento della durata degli ascolti sopratutto da parte del pubblico più giovane. Altra ricerca, adesso ripartita, è quella condotta da TER, che è stata sospesa nel secondo trimestre per motivazioni di carattere sanitario e ripresa il 16 di giugno. Radio TER fornirà i primi dati sul terzo trimestre – che restano però riservati – a metà ottobre, e verrà resa pubblica come secondo semestre del 2020 intorno al mese di febbraio 2021. In questo momento nessuno conosce gli andamenti: penso che tutte le radio abbiano mantenuto il loro posizionamento e che stiano tutti, noi sicuramente, facendo un ottimo lavoro.

Con I Love My Radio le radio hanno dato un esempio di unità. Quanto conta essere in sinergia per rafforzare il settore? 

Intanto conta fare rete perché ci conosciamo meglio l’uno con l’altro, difficilmente ci sono momenti di confronto collaborativo tra di noi. È un’occasione per scoprire anche chi sono veramente i colleghi, o comunque per avvicinarsi a loro un po’ più di prima. Si è data un’immagine unita del comparto su quelle che sono le questioni di fondo, abbiamo saputo mettere insieme un progetto non semplice. Abbiamo realizzato qualcosa che non è mai stato fatto prima, non penso che i giornali o le televisioni abbiano creato un’iniziativa di questo genere. Tutti quanti ci siamo seduti allo stesso tavolo per ragionare su una proposta da attuare tutti insieme. I Love My Radio è nata tra le radio private, ha coinvolto anche la Rai che con Radio Rai ha accettato e confermato la propria collaborazione. Devo dire grazie alla Rai che è stata molto vicina a questa iniziativa.

I messaggi che i media danno, in termini di creazione di cultura sociale, in questo periodo, in particolare per la radio, sono cambiati? Se sì come?


Non saprei. Abbiamo preso coscienza che essere uniti è fondamentale. Rappresentiamo da soli un media sufficientemente importante per comunicare quello che vogliamo. Il mezzo registra 34 milioni di ascoltatori al giorno, 42 milioni alla settimana, sono numeri importanti. 

Dicono di lei che è totalmente impegnato nella sua azienda, si occupa di tutti i processi, fondatore dell’emittente è colui che conta più ore ai microfoni. È un imprenditore pater familiae. Quanto Radio Italia la rappresenta? E quanto conta per lei l’attenzione al valore delle persone?  

Il valore delle persone è fondamentale. Non esiste per me un’altra logica per fare questo tipo di lavoro. All’inizio, 38 anni fa, eravamo in 3, poi siamo diventati 10, 50, 60 e 120. Se aggiungiamo anche l’indotto arriviamo a 200 persone, 200 famiglie. Sono risorse all’interno di una struttura che ha una sua logica, una propria dinamica, un pensiero, un modo di essere. Questo si percepisce appena si entra in Radio Italia. Dopo una settimana è già chiaro tutto, perché esistono le gerarchie, ma esistono anche i rapporti. Sono fondatore azionista e presidente di questa azienda, la mia porta è aperta, chiunque può arrivare e parlare con me.

È fondamentale, per come penso io alla gestione di un’azienda, che ci si relazioni

A volte riusciamo a realizzare delle iniziative bellissime e impegnativissime, come ad esempio il concerto di Milano o di Palermo, grazie anche allo spirito di unità. Anche in questi mesi ci sono stati momenti difficili, la radio è andata avanti, ognuno ha fatto quello che doveva, chi era indispensabile in sede veniva negli uffici, chi poteva ha lavorato da casa. Qualcuno è rientrato per qualche giorno in mezzo al lockdown, ho notato che è mancato il fatto di non essere in radio.

Quali sono gli insegnamenti che ha trasmesso ad Alessandro e Edoardo, i suoi figli, che lavorano in Radio Italia? 

Ai miei figli non ho insegnato nulla, li ho messi nella condizione di imparare vivendo quello che succede quotidianamente in azienda. Ci confrontiamo spesso, a volte abbiamo anche punti di vista diversi. Alessandro ha imparato di più nei primi tre mesi a Radio Italia di quanto non abbia fatto durante gli anni di Università.